Ciao, Parlerò del consenso. Nei pregiudizi, spesso si pensa che la persona sotto
Ciao, Parlerò del consenso. Nei pregiudizi, spesso si pensa che la persona sottomessa, dovendo obbedire al proprio Padrone, non possa rifiutargli nulla. Non è vero. Il consenso è sempre presente, qualunque sia la situazione! È vero che per gli schiavi (la sottomissione estrema), il consenso tende a scomparire. Nella realtà, però, esiste. Faccio una parentesi, ma farò un tema su questo. C’è davvero una differenza tra una sottomessa e una schiava. Secondo la mia visione, la schiava è una sottomessa all’estremo. Torniamo al consenso. Qualunque sia la situazione, il momento, la pratica, il NO esiste sempre. A seconda delle relazioni, il no può scomparire ma essere sostituito da un sistema di colori o da una parola. A seconda del grado del colore o della parola, la sottomessa fa sentire il proprio no e il Padrone deve rispettarlo. La cosa più comune è ciò che si chiama safeword. Viene definita dalla sottomessa e, naturalmente, deve essere una parola fuori dal contesto della sottomissione. Questa parola non pone fine alla pratica, ma alla sessione. In altre parole, quando la sottomessa la pronuncia, il Padrone deve interrompere tutto. La cosa migliore è parlarne e capire cosa sia successo per arrivare alla pronuncia di quella parola. La safeword è definita anche per la schiava. Se riassumo: - oppure esiste il no che mette fine alla pratica, ma la sessione può continuare - oppure esiste un sistema di colori o di livelli che mette fine alla pratica o persino alla sessione In tutti i casi la safeword è definita e mette fine alla sessione. In una relazione sana, deve esserci un dialogo tra i due partner per capire e fare in modo che, per le sessioni successive, tutto proceda al meglio
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