Dorothée Fruteau — Scrivere il desiderio, guardare l’amore in faccia
« LOÏC, prima di tutto, è il silenzio. »
Ritratto-intervista WishPride
1. Un incontro e il desiderio di scrivere finalmente
Un messaggio su Messenger, un invito a prendere un tè e un dettaglio che la seduce già. L’uomo non fa errori di ortografia. Nel suo romanzo romantico "LOÏC", l’attrazione comincia così anche lei, con le parole. Ben presto, gli appuntamenti si diradano e il telefono resta in silenzio. Le pagine, invece, si riempiono.
Dorothée Fruteau ha 55 anni e vive nella regione parigina. Dopo quasi trent’anni nell’amministrazione, l’invalidità l’ha costretta a reinventarsi. Il desiderio di scrivere, invece, risale all’infanzia. Ma dovrà aspettare i suoi 54 anni e il ritorno di un appuntamento sensuale perché inizi il testo che pubblicherà con il nome di Adélaïde.
Il suo libro conserva le esitazioni di chi vive la storia mentre la scrive. Un giorno, ringrazia quest’uomo per averla riportata a se stessa. Qualche pagina più avanti, cerca come sopportare la sua assenza. In quelle pagine si scopre più libera nel proprio piacere, senza trovare il posto che si aspetta nella relazione. Questo scarto attraversa il nostro scambio scritto. Come può un incontro che dona tanto al corpo lasciare così tanta mancanza? E cosa accade quando le parole permettono, finalmente, di guardare entrambe le cose insieme?
1. Ha lavorato per quasi trent’anni nell’amministrazione prima che l’invalidità la costringesse a reinventarsi. Poi arriva un incontro sensuale e, con esso, la scrittura. Col senno di poi, che cosa ha risvegliato in Lei questo incontro, al di là della storia d’amore in sé?
Ho sentito questo bisogno impellente di scrivere questo incontro che all’inizio era sensuale. Non saprei davvero spiegare perché, ma ho iniziato a scrivere appena tornata dal nostro primo rendez-vous: è da questo che comincia il libro, ho iniziato a raccontare questo incontro.
Questo ha aperto un vaso di Pandora: sapevo che ciò che vi avrei trovato non sarebbe stato necessariamente né lusinghiero né bello.
Da molto tempo desidero scrivere, credo fin da quando avevo 10 anni.
Non ci riuscivo perché la mia vita era talmente difficile che non trovavo mai il coraggio di narrarla: era già abbastanza difficile viverla, non avrei certo anche raccontata!
Mettermi a scrivere a 54 anni è molto più facile perché, oso sperarlo, il peggio è ormai alle mie spalle.
Non ringrazierò mai abbastanza questa persona che mi ha permesso di avere voglia di mettere su carta tutte le mie sensazioni, tutti i miei pensieri, tutte le mie emozioni.
Finalmente! Mi sono seduta a un tavolo!
Finalmente! Sono riuscita a scrivere!
Alla lettura di LOÏC, l’incontro non riporta Dorothée soltanto alla scrittura. Rilancia il suo appetito per la lettura, il suo gusto per riflettere e trasmettere. Lo formula senza giri di parole nel libro: « Mi ero persa. Mi ritrovo. » Il libro da pubblicare, però, non è ancora il progetto. Prima dei futuri lettori, c’è una donna che si scrive da sé.
2. LOÏC è scritto quasi al presente, seguendo ciò che vive. In quale momento ha capito che quei testi non erano più soltanto messaggi o note personali, ma che potevano diventare un libro?
LOÏC era destinato alla lettura di me sola. Era come scrivere un diario intimo: ha come lettore soltanto voi.
È molto più tardi, nella scrittura di questo lungo testo, che non è ancora un romanzo, che mi sono detta che ne sarebbe venuto fuori un bel primo romanzo.
Penso che sia intorno all’undicesimo o dodicesimo capitolo, quindi praticamente alla fine, visto che il libro conta solo 14 capitoli.
2. Quello che i silenzi fanno scrivere
Il « voi » attraversa quasi tutte le pagine. Dorothée racconta nel libro che la eccita, ma che la protegge anche. Questo indirizzo continuo fa esistere l’uomo nel testo, persino nei momenti in cui è assente. Le date avanzano, le dichiarazioni tornano, le decisioni si prendono e poi si disfano. Il lettore non ha davanti un ricordo già archiviato, ma una storia che cerca ancora ciò che è.
3. A un certo punto del libro, Lei risponde con i suoi testi alle domande che Loïc non Le pone. Spiega anche che la scrittura Le permette di tenere le emozioni a distanza e di formularle in modo più giusto che a voce. LOÏC è nato tanto dai suoi silenzi quanto dal Suo bisogno di capire ciò che stava vivendo?
La Sua domanda è formulata molto bene ed è molto giusta.
LOÏC è prima di tutto il silenzio.
Sono tutte le parole che non mi dice.
Sono tutti i momenti che non viviamo.
Sono tutti i messaggi che non mi ha mai inviato.
Sono tutti gli appuntamenti che non hanno mai avuto luogo.
Sono tutti i weekend che non abbiamo mai vissuto.
LOÏC è prima di tutto, infatti, tutto ciò che non è. E tutto ciò che avrei voluto che fosse.
In questo la scrittura mi ha salvata. Mi ha permesso di pormi le domande giuste per non sprofondare.
La scrittura mi ha rivelato la verità in faccia; quella che non volevo vedere:
capire che non avrò mai più di così.
Il libro porta il suo nome, ma non è scritto dal suo punto di vista. Dorothée lo precisa nel corso del racconto: « Non è la vostra storia. Non è la nostra storia. È la mia storia. » Loïc resta colui a cui si rivolge. È la sua esperienza a finire per interrogare.
3. Meno frenesia, più piacere
La donna che prova a capire questa relazione racconta anche una scoperta felice. A 55 anni, non parla soltanto di ciò che la vita amorosa le ha insegnato a evitare. Parla di ciò che il suo corpo le permette ancora di scoprire.
4. Dice qualcosa che alla fine si sente abbastanza poco: la sua libido si è placata con la menopausa, ma la sua sessualità è diventata più appagante dopo i 50 anni. Come spiega questo paradosso tra meno frenesia e più piacere?
È ancora una volta una domanda molto buona e La ringrazio per avermela posta.
La frenesia sessuale che ho conosciuto era molto legata alla sindrome bipolare di cui soffro. Queste ossessioni sono state molto difficili da gestire per tutta la mia vita. A volte dovevo trovarmi rapidamente un partner per la serata, per esempio (quando ovviamente non ero in coppia). Ho benedetto l’arrivo di internet che mi ha permesso di andare a caccia più facilmente. Sì, dico andare a caccia, come gli uomini.
Parallelamente, ho sempre cercato il mio piacere. L’orgasmo non è automatico, tutt’altro. Bisogna conoscersi bene, lasciarsi andare ed essere in fiducia: vale a dire che servono anni, perfino decenni, per riunire queste tre condizioni.
La menopausa arriva verso i 50 anni. Ha modificato leggermente la mia libido, che è diventata più calma, finalmente...! Ma è sempre lì e, un po’ come prima, devo soddisfarla; meno spesso, ma devo comunque soddisfarla.
LOÏC, la persona che ho incontrato, mi ha totalmente liberata. Con lui ho provato una liberazione e una libertà assolute! È estremamente raro sentirsi perfettamente a proprio agio con qualcuno in questo campo. Mi sono letteralmente lasciata andare. Mi offrivo completamente a lui. E ho raggiunto orgasmi multipli e sublimi che ancora oggi mi lasciano sbigottita, a distanza di anni. Mi manca ancora il respiro. È d’altronde ciò che racconto nel libro: la sensazione di avere un Tako Tsubo, una sindrome del cuore spezzato, tanto il mio cuore batteva all’impazzata!
Il Tako Tsubo che evoca resta, nel suo racconto, una paura. Il manoscritto riporta anche questa precisazione dopo la visita dal cardiologo: « Non ho la sindrome del cuore spezzato! »
Dorothée collega inoltre la frenesia sessuale ad alcuni periodi della sua bipolarità. Ne parla come di un’esperienza a volte penosa da vivere, e non come di una prova di realizzazione. Resta una distinzione che lei stessa trova difficile da fare, tra desiderare qualcuno e dover soddisfare un’urgenza.
5. È Lei stessa a mettere in relazione alcune fasi “up” della sua bipolarità e una sessualità diventata molto intensa, con una ricerca quasi permanente di partner intorno ai quarant’anni. Col senno di poi, oggi riesce a distinguere ciò che faceva parte del Suo desiderio profondo da ciò che apparteneva piuttosto a quei periodi di esaltazione?
È effettivamente molto difficile discernere ciò che rientra nel puro desiderio sessuale dalla frenesia sessuale.
È intorno ai miei 40 anni che questi periodi maniacali erano i più complicati da gestire. Ero ben consapevole che si trattava spesso di una pura e semplice ricerca di partner per una notte, per colmare un desiderio impellente.
È anche in quel periodo della mia vita che ho sperimentato l’amore a più persone.
Ho apprezzato molto queste forme di sensualità in quel momento. Si impara tantissimo su se stessi e sui propri desideri. Si incontrano anche persone molto interessanti.
Ma non è durato a lungo. Ho ripreso molto in fretta le mie abitudini a due, nelle quali mi sentivo più a mio agio. Perché trovo che il viaggio sensuale più bello sia quello che si fa in due!
Il racconto non segue un’escalation in cui ogni esperienza dovrebbe portare alla successiva. Dopo incontri a più persone che dice di aver apprezzato, Dorothée torna alla coppia. Esplorare l’ha anche aiutata a riconoscere il contesto in cui si sente meglio. Resta da trovarvi pienamente il proprio piacere.
6. Dice di aver scoperto davvero l’orgasmo molto tardi, pur avendo sempre attribuito un posto importante alla sessualità nella sua vita. Come spiega che Le siano serviti così tanti anni per imparare il Suo piacere? E che cosa è cambiato, alla fine?
Credo che siamo qui al cuore del Suo questionario.
La questione dell’orgasmo mi ha sempre tormentata, al punto che a volte poteva persino angosciarmi.
All’epoca in cui ho iniziato la mia vita sessuale non se ne parlava. Oggi se ne parla più facilmente, soprattutto attraverso i social network. Ma negli anni ’90 l’orgasmo femminile era il tema più tabù della sessualità in generale. Quindi bisognava trovare la propria strada da sole.
Prima di tutto con la masturbazione. Queste carezze che ci si procura nella solitudine aiutano a conoscersi meglio. Ma anche in questo tempo di assoluta libertà, non ci si lascia andare.
Il lasciarsi andare è arrivato molto tardi nella mia vita. Certo, la mia vita sensuale era molto bella. Ho avuto diverse vite di coppia che mi hanno portato molta felicità su questo piano. E più il tempo passa, più in due si esplorano altri orizzonti. Ma devo dire che, nonostante tutto, l’orgasmo non c’era, o solo pochissimo, o così raro, o così piccolo.
Ho capito che per raggiungere il piacere assoluto bisognava anche coinvolgere il proprio partner. Ho quindi imparato, tardi, che le posizioni sessuali erano importanti. Avevo letto il Kama Sutra ma non avevo ancora capito che bisognava applicarlo alla lettera: questo libro è un modus operandi assolutamente geniale! Effettivamente bisogna sperimentare le diverse posizioni. Alcune Le procureranno più piacere di altre. Ho quindi continuato il mio percorso.
Se mi confronto con i miei orgasmi di oggi, non posso che constatare che a 55 anni mi sto ancora scoprendo.
E magnificamente!
Finalmente mi concedo - e non saprei dire esattamente perché proprio adesso - di godere davvero, completamente, persino rumorosamente! Ed è un’estasi straordinaria! Questo è il lasciarsi andare: non avete alcuna barriera. Siete interamente con voi stessa. Finalmente siete lì con i vostri piaceri molteplici! Niente è più vero di un vero orgasmo intenso! Mi sono persino resa conto che a volte poteva mettere in imbarazzo i miei partner maschi, che rimangono quanto meno sorpresi, perché anche per loro osservare la compiutezza femminile è molto raro!
4. Abbandonarsi, senza rinunciare a scegliere
In LOÏC, scrive: « Mi piace obbedirLe. Sono vostra. » L’intervista le permette di precisare ciò che racchiudono queste parole, il piacere di un ruolo scelto, ma anche la fiducia e i limiti con cui lo considera.
7. Racconta di aver sempre avuto voglia di esplorare sessualmente, a volte più dei suoi partner. In LOÏC, questa esplorazione passa anche attraverso l’obbedienza, il lasciarsi andare e una dimensione che Lei stessa definisce SM. Che cosa cerca quando esplora un nuovo aspetto della sua sessualità: una pratica, una sensazione, una fiducia particolare con l’altro… o una nuova parte di sé?
Obbedire nella sessualità è un gioco sensuale.
Ma è anche una postura mentale: è essere totalmente all’altro.
Appartenergli con corpo e anima in quel momento procura un piacere immenso, così come a chi ama dominare. Far piacere all’altro mi riempie di gioia. Amo questa sensazione incredibile di appartenere all’altro e quel piacere unico di vedere che sono sua con totale fiducia!
Vuol dire: potete fare di me ciò che volete. Nei limiti di ciò che accetto, naturalmente. È una gioia immensa far piacere all’altro!
Ho un aneddoto molto divertente. Qualche anno fa, cercando un partner su un sito di incontri, mi sono imbattuta in un uomo molto simpatico. Ma nel corso di uno scambio ci siamo accorti che non aspettavamo la stessa cosa. Mi ha detto: io amo essere dominato da una donna. Gli ho risposto: ah, cavolo, io amo essere dominata da un uomo! Abbiamo riso dicendoci che tra noi, in effetti, non sarebbe successo nulla!
L’aneddoto che racconta lascia spazio al riso, senza ridicolizzare le preferenze dell’uno o dell’altro. Dice anche, molto semplicemente, che la simpatia non basta a rendere compatibili i desideri. Per Dorothée, l’attrazione passa ormai da un altro appuntamento: quello della conversazione.
8. Oggi dice di orientarsi di più verso relazioni sapiosessuali. In LOÏC, i libri, la filosofia, la psicologia e la conversazione contribuiscono direttamente all’attrazione. In quale momento, per Lei, uno scambio intellettuale diventa desiderio?
Subito.
Ho il vantaggio - e lo svantaggio - di essere attratta rapidamente da una persona colta o erudita. Dico svantaggio anche perché questo alza parecchio l’asticella.
Non è sempre stato così, anzi è molto recente e risale proprio a questa relazione con Loïc.
Ero piuttosto ipogama, mentre le donne sono più generalmente ipergame. Avendo sempre amato la lettura, adoravo condividere le mie conoscenze con gli altri, compresi i miei amici. Quindi ero piuttosto io a insegnare cose ai miei compagni.
L’incontro con Loïc mi ha fatto intravedere una finestra che non conoscevo: imparare dagli altri. Per me è stata quasi una rivelazione: avevo questa sete inestinguibile di imparare, in tutti i campi. E Loïc non mancava certo di cultura né di conoscenze.
Non solo andavamo molto d’accordo sul piano sensuale, ma era così anche, per di più, su quello intellettuale. A volte, quando mi mancava, non era sempre sessualmente: mi mancavano anche le nostre conversazioni.
5. Ciò che si condivide, ciò che resta proprio
Nel libro, scoprire che amano la stessa canzone di Polnareff le procura un raro sentimento di condivisione intima. Questo piccolo momento prende spazio proprio perché i pasti, le notti e i progetti comuni sono rari o assenti. La mancanza non si misura più soltanto nel numero di appuntamenti, ma in tutto ciò che non può essere condiviso tra due incontri.
9. In più momenti, Loïc sembra rappresentare quasi la relazione ideale: una connessione intellettuale, un’osmosi sensuale, affetto, ma senza le costrizioni della quotidianità. Eppure Lei torna infine a questa frase: « l’amore è tutti i giorni ». Che cosa Le ha insegnato questa storia sulla differenza tra libertà amorosa e assenza?
Sì, questa relazione aveva in apparenza tutti i vantaggi.
Ma vedersi ogni 5 o 6 settimane è una relazione? Non ne sono sicura.
« La mancanza è troppo forte » mi ha detto un giorno al telefono mentre piangevo a dirotto. Quando ci si vede molto poco, la mancanza è una sofferenza permanente, quotidiana e reale che vivevo da sola dalla mia parte.
Non ne puoi parlare quasi con nessuno, perché è una relazione proibita. Quindi ne parlavo pochissimo, se non con la mia migliore amica che capiva perfettamente, dato che vive da 30 anni una relazione con un uomo sposato. Ma è l’unica persona che La capisce.
Nella Sua famiglia e nel Suo entourage non ne parla, perché non potrà mai presentare il suo amante alla Sua cerchia ristretta.
Con “tutti i giorni” intendo la possibilità di comunicare con la persona ogni giorno. Un piccolo messaggio, un fiore, un consiglio, un parere, un bacio, un pensiero, un progetto, un desiderio, un invito... Poter comunicare liberamente non era possibile.
La libertà amorosa è quando non si vive insieme ma si è insieme agli occhi di tutti. È anche questo che mi è mancato: essere visibili insieme. Alla fine ci siamo sempre visti di nascosto, in un duo interminabile che non tollera nessun’altra relazione sociale.
L’assenza è una sofferenza intima permanente. E non può durare. Quindi la relazione finisce quando si è sofferto abbastanza.
Ciò che accade nella sua testa, però, non richiede una realizzazione. Quando parla delle sue fantasie, Dorothée difende anche il piacere di tenersi certi desideri per sé. Un immaginario di cui sceglie le forme, senza doverlo confrontare con un incontro reale.
10. Dice oggi di non avere davvero tabù. Esiste tuttavia un desiderio o una fantasia che non ha mai realizzato e che continua a incuriosirLa? E pensa che alcune fantasie traggano proprio parte della loro forza dal restare nell’immaginario?
Effettivamente ho pochi tabù.
Abbiamo parlato sopra della relazione di dominazione sessuale. Come Le ho spiegato, è qualcosa che comprendo benissimo dal momento in cui i partner sono tutti consenzienti e possono, in qualsiasi momento, fermare il gioco. Ho, come tutti, i miei limiti. I giochi scatologici non mi interessano, né tanto meno i colpi inferti con strumenti di tortura, per esempio. A qualcuno piacciono, perché no, è una loro scelta.
Le fantasie, penso, devono restare fantasie. Le mie sono nella mia testa quando mi accarezzo. Ho certe fantasie di esibizionismo, per esempio, ma non credo che farò mai il passo verso la loro realizzazione: perderebbero tutto il loro splendore. Ciò che è eccitante è proprio tenerle nell’immaginario perché lì potete farne ciò che volete.
6. Barbara, i libri e l’arte di disamare
In una scena di LOÏC, Dorothée ascolta Barbara nella vasca mentre il telefono resta in silenzio. Altrove, legge i lavori di Helen Fisher, dialoga attorno a Lucy Vincent o ritrova in Amélie Nothomb una domanda che la riporta a se stessa. Queste voci non restano ai margini del racconto. Entrano nel suo modo di attraversare l’attesa. Alla fine del manoscritto, i consigli dei Rimedi all’amore di Ovidio accompagnano la sua decisione di andarsene. La lettrice è sempre lì, accanto alla donna innamorata.
11. In LOÏC, Lei va a cercare risposte sia dalla scienza — Helen Fisher, Lucy Vincent, il cervello, gli ormoni, l’attaccamento — sia nei libri, nelle canzoni e nelle parole degli altri, con Barbara, Amélie Nothomb, Duras o Ovidio. Che cosa Le apportano queste diverse voci? E questo passaggio da L’arte d’amare a Rimedi all’amore corrisponde, per Lei, al passaggio dall’amare al tentare di disamare?
Queste diverse voci mi aiutano a calmare le mie ossessioni. Queste ricerche che faccio sull’amore mi aiutano a capire le mie domande.
Non ho mai smesso di cercare l’amore per tutta la vita e credetemi: è un vero lavoro a tempo pieno!
È un’ossessione quindi è sempre nella mia testa, nel mio cuore (al punto da aver creduto di essere affetta da Tako Tsubo, la sindrome del cuore spezzato), nel mio corpo e nella mia anima.
Ti prende completamente. Il minimo incontro è una possibilità d’amore. Il mio unico argine contro me stessa sono questi testi, queste canzoni, questi libri, queste parole per opporre il principio di realtà: no, non tutto è amore. È faticoso. E spesso mi sono ferita.
Oggi, grazie a tutte queste risposte sull’amore, sono finalmente in una ricerca che non è più ossessiva. È lì, esiste ancora, ma mi fa molto meno male.
Parallelamente ho cercato anche rimedi all’amore. Nel suo ultimo opus L’adolescenza del pappagallo, Amélie Nothomb dice giustamente (come sempre): l’amore non è un diritto dovuto. E ha assolutamente ragione. Nessuno è obbligato ad amarvi. Se non è così, è una vera sofferenza, ma l’altro non può farci nulla. Ho quindi cercato anche leve per "disamare", e a volte funziona, si soffre meno.
7. Il tempo, finalmente, come alleato
All’inizio del nostro scambio, scrivere sembrava diventato possibile perché il peggio, sperava, era alle sue spalle. Nel momento di rivolgersi alla donna che era a trent’anni, Dorothée torna al tempo. Non per cancellare gli anni difficili, ma per raccontare ciò che non avevano ancora lasciato scoprire.
12. Se potesse parlare oggi con la Dorothée di 30 anni, che cosa vorrebbe dirle sul suo corpo, sul suo desiderio, sul suo piacere e sul suo modo di amare?
Tutto ciò che Le ho appena risposto.
Le direi: non avere paura, non sarà così difficile come temi.
O meglio: sarà difficile ma il tempo sarà il tuo alleato. E alla fine, non sarà stato così arduo.
Avrai degli incidenti lungo il percorso del desiderio: oscilla molto quando si ha una vita familiare, una vita professionale, una vita sociale, una vita culturale e una vita sportiva. Le giornate piene lasciano spesso poco spazio al desiderio. Ma bisogna continuare a chiamarlo regolarmente, anche se il corpo cambia.
Cerca la tua felicità. Il piacere assume molteplici volti. Non arrenderti mai. Amare è un viaggio magnifico. L’amore è sempre alla fine del cammino, e anche la gioia.
LOÏC porta il nome di un uomo. Al termine di questo scambio, restano anche un tavolo a cui Dorothée si è finalmente seduta per scrivere, i libri che la accompagnano e un corpo che dice di continuare a scoprire. Non dice di aver smesso di cercare l’amore. Dice che questa ricerca le fa meno male. Oltre l’incontro che l’ha fatta nascere, il suo primo romanzo è anche questo: una storia che è finalmente riuscita a scrivere.
Scoprire la sua scrittura
LOÏC, di Adélaïde, è il primo romanzo romantico ed erotico di Dorothée Fruteau. Scritto nel corso di una relazione, assume la forma di un racconto indirizzato all’uomo che ama. Gli appuntamenti, le letture, l’attesa e le esitazioni vi rimangono fianco a fianco. Un testo per scoprire la sua voce al di là di questa intervista.
Interviste raccolte per iscritto e ritratto redatto da Damien per WishPride. Le citazioni del libro sono tratte dal manoscritto trasmesso dall’autrice.
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