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Stella_D
@Stella_D4 giorni fa

Teatro, bugie e trappola in gîte di lusso: il peggior shooting della mia vita

Care abbonate e cari abbonati,

​Vi avevo promesso di raccontarvi il peggior shooting della mia vita. Quello che mi ha in parte spezzata, ma che mi ha anche permesso di rinascere.


​Tutto comincia sul sito modele-photo.fr. Un fotografo mi contatta: il mio book lo ha sedotto, il mio lato curvy, il mio sorriso e i miei tatuaggi hanno colpito nel segno. Dopo qualche messaggio e alcune telefonate, finisco per accettare. Passerà di lì tra due settimane e prenota una camera in un gîte per l'occasione. Da parte mia, gli dico che sarò accompagnata da mio marito.

​Primo campanello d'allarme: mi spiega che rifiuta categoricamente gli accompagnatori. Secondo lui, questo lo disturba nel suo metodo di lavoro e le modelle si lasciano andare meno. Per me, è una condizione non negoziabile. Gli auguro quindi buona continuazione.


​Il giorno dopo, cambio di scena: mi manda un messaggio per dirmi che farà «un'eccezione» per me e che il contratto è pronto.


Il giorno X: un set da sogno... all'inizio

​La valigia è pronta, partiamo con una lieve apprensione. Arrivati sul posto, il luogo è semplicemente grandioso: una piccola dimora immersa in un parco immenso. Il fotografo ci aspetta sul portico. Dopo i convenevoli di rito, ci invita a seguirlo nella stanza che ha prenotato. La camera è magnifica, degna di Bridgerton.


​Mentre sistema il suo materiale, prendo visione del contratto. Lo shooting può cominciare. Primo outfit, prime pose: tutto si svolge alla perfezione. Ci racconta la sua vita, il suo passato nell'alta moda, le sue serate nel Marais... Ha modi molto effeminati e gioca la carta dello stilista innocuo.


​I vestiti e le pose si susseguono. Vedendo che tutto va bene, mio marito decide di andare a prendere aria (la sessione dovrebbe durare cinque ore).


​Quando la trappola scatta


È allora che il comportamento del fotografo cambia. Prima si limitava a darmi indicazioni («abbassa la spallina», «attenta all'elastico del tuo perizoma»). Ma una volta sola con lui, insiste per riadattarmi gli outfit lui stesso. Mentre mi sistema i capelli, sfiora il mio seno. Sul momento, indietreggio d'istinto. Lui agisce come se niente fosse. Mi dico che probabilmente non se ne è reso conto...

​Torna mio marito. Il fotografo allora ci ripropone la grande scena di La Cage aux folles. Mi dico di aver esagerato: evidentemente, quell'uomo preferiva gli uomini...

​Solo che, non appena mio marito se ne va di nuovo (nota per dopo: tesoro, devi davvero smettere di fumare!), il fotografo decide di imporre una sequenza di bondage. Disponе le corde. Le sue mani su di me mi mettono profondamente a disagio, il suo sguardo è cambiato. Scatta qualche foto. Allora gli chiedo di sciogliermi. All'inizio rifiuta, sostenendo di voler fare altre foto. È solo quando mi mostro pronta a chiamare mio marito dalla finestra che si decide a farlo.

​Infilo in fretta un intimo da sposa con un velo. Ho un bisogno viscerale di nascondermi, di coprire il mio corpo. Al suo ritorno, mio marito lo trova molto distaccato: il fotografo si rivolge ormai solo a lui, senza guardarmi più nemmeno una volta. Mi sento sempre più a disagio.

L'aggressione

​Nuova uscita di mio marito per una pausa sigaretta. Mentre indosso un intimo fluo, il fotografo si avvicina di nuovo. Fingendo di voler sistemare il mio intimo, appoggia deliberatamente la mano sulla mia anatomia.

​Rimango immobile, completamente esterrefatta. Sento il suo dito cercare di farsi strada. Indietreggio, presa dal panico. Lui riprende la macchina fotografica e continua a fotografarmi come se nulla fosse. Il mio corpo continua a posare meccanicamente, ma la mia mente ha lasciato la stanza.

Torna mio marito. Il fotografo gli parla come se tutto fosse normale. Io, non parlo più. Sono diventata un automa.

Per l'outfit successivo, prova ad avvicinarsi ancora. Indietreggio subito. Vedendo la mia reazione, mio marito capisce finalmente che sta succedendo qualcosa di grave. Si avvicina a me. Mi siedo sul letto, nel mio intimo rosso con allacciatura. E lì, la maschera cade del tutto.

​Il fotografo si lascia andare a una raffica di commenti ignobili: «Questi seni fanno venire voglia!», «Porco, non devi certo annoiarti con roba del genere a letto...». Un vero e proprio sfoggio di commenti sempre più osé.

Mio marito, sotto shock, scopre il vero volto del personaggio. Io, resto muta. Il fotografo osa allora chiedere un'ultima sequenza nuda. Mio marito mi guarda, io gli faccio cenno di no con la testa. Lui decide subito: le cinque ore di shooting sono finite, la sessione è terminata.


«Dovevi essere più gentile con me»

​Mi rivesto, sollevata di coprire finalmente il mio corpo. Mio marito porta le mie cose in macchina mentre io raccolgo il mio trucco. Lì, quell'uomo mi chiede senza pudore se non voglio restare a passare la notte con lui. Rifiuto e gli chiedo il compenso che era stato concordato.

​La sua risposta resterà incisa nella mia memoria: «Dovevi essere più gentile con me...»

​Non discuto nemmeno. Mi giro e raggiungo mio marito. Tornando a casa, mi sento così sporca che resto quasi un'ora sotto la doccia a piangere tutte le lacrime del mio corpo. Mi ci vorranno mesi per accettare e dare un nome a quello che era successo: avevo subito delle molestie durante quello shooting. Quest'uomo aveva recitato la parte e finto di essere omosessuale solo per potermi toccare impunemente.

​Per recuperare le mie foto, è stata un'altra odissea. Ho dovuto minacciarlo di una denuncia per far sì che rispettasse il contratto. Quando finalmente mi ha inviato i file, erano tutti scuri e sottoesposti: pensava senza dubbio che avrei mollato. Ho passato settimane a elaborare, una per una, più di 600 foto... per scoprire lungo il percorso grossi primi piani osceni della mia anatomia.


💡 Cosa bisogna ricordare (Prevenzione)


​Se condivido con voi oggi questo ricordo doloroso, è soprattutto perché non capiti mai anche a voi:

  • ​Un rifiuto dell'accompagnatore è un campanello d'allarme immediato: Se un fotografo esita, insiste o rifiuta la presenza di una terza persona, fuggite. Un professionista benevolo non rifiuterà mai un accompagnatore.

  • Diffidate dei falsi pretesti: Non lasciate che nessuno superi i vostri limiti fisici con il pretesto di un ruolo, di un atteggiamento o di "maniere innocue".

  • Ascoltate il vostro istinto: Non appena sentite un disagio, interrompete la sessione. La vostra sicurezza e la vostra integrità vengono sempre prima di un contratto o di belle foto.

​Prendetevi cura di voi. ❤️

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